Calcolatore TFR (Trattamento di Fine Rapporto)

Stima il TFR accumulato negli anni di lavoro: inserisci la retribuzione annua lorda, gli anni di servizio e un'ipotesi di inflazione media, e ottieni la quota accantonata ogni anno, il capitale totale e la rivalutazione stimata. Il calcolo segue la formula di legge: quota annua pari alla retribuzione divisa 13,5, rivalutata ogni anno all'1,5% più il 75% dell'inflazione ISTAT.

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⚠️ Stima indicativa lorda: il TFR reale dipende dalle retribuzioni effettive di ogni anno, dall'inflazione reale, da eventuali anticipi e dalla tassazione. Questo strumento ha scopo puramente informativo.

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TFR: come funziona il trattamento di fine rapporto

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Domande frequenti

Come si calcola il TFR?

Per ogni anno di lavoro si accantona una quota pari alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Le quote accantonate vengono rivalutate ogni anno con un tasso dell'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione ISTAT.

Il risultato del calcolatore è il TFR esatto che riceverò?

No, è una stima indicativa lorda. Il TFR reale dipende dalle retribuzioni effettive anno per anno, dall'inflazione reale, da eventuali anticipi già richiesti e dalla tassazione applicata alla liquidazione.

Il TFR è tassato?

Sì, alla liquidazione il TFR è soggetto a tassazione separata, con un'aliquota calcolata sulla media degli ultimi anni. L'importo netto è quindi inferiore al lordo stimato.

Posso chiedere un anticipo del TFR?

In presenza di determinati requisiti (per esempio almeno 8 anni di servizio) è possibile chiedere un anticipo fino al 70% per spese sanitarie o l'acquisto della prima casa, secondo le regole del proprio contratto.

Come si usa il calcolatore

Inserisci la tua retribuzione annua lorda (la RAL indicata nel contratto o nel CUD), il numero di anni di lavoro e, se vuoi, modifica l'ipotesi di inflazione media (il valore predefinito è il 2%, in linea con l'obiettivo della Banca Centrale Europea). Il risultato mostra la quota accantonata ogni anno, il capitale complessivo e la rivalutazione maturata. Poiché la retribuzione reale cambia nel tempo, per una stima più realistica puoi usare una RAL "media" della tua carriera piuttosto che quella attuale.

Come funziona il TFR

Il trattamento di fine rapporto è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per il dipendente e liquida alla fine del rapporto di lavoro, qualunque sia il motivo (dimissioni, licenziamento, pensione). La quota annua è pari alla retribuzione lorda divisa per 13,5: con una RAL di 27.000€, si accantonano 2.000€ l'anno.

Le somme accantonate non restano ferme: ogni anno vengono rivalutate con un tasso composto da una parte fissa (1,5%) più il 75% dell'indice di inflazione ISTAT. In anni di inflazione alta il TFR cresce quindi più in fretta. Il lavoratore può anche scegliere di destinare il TFR a un fondo pensione anziché lasciarlo in azienda: in quel caso il montante segue i rendimenti del fondo.

Esempi pratici

Con una RAL di 30.000€ per 10 anni e un'inflazione media del 2%, la quota annua è 30.000 / 13,5 = 2.222€. Il capitale accantonato è circa 22.222€, che con la rivalutazione (1,5% + 0,75 × 2% = 3% annuo) diventa circa 25.475€ lordi: oltre 3.250€ di sola rivalutazione.

Su carriere lunghe l'effetto è ancora più visibile: 20 anni con RAL media di 28.000€ e inflazione al 2% portano a un TFR stimato attorno ai 57.000€ lordi, di cui circa 15.000€ di rivalutazione. Sono numeri indicativi, ma rendono l'idea di quanto il TFR sia una componente importante — e spesso sottovalutata — della propria situazione finanziaria.

Storia e curiosità

Il TFR affonda le radici nell'"indennità di licenziamento" degli anni Venti del Novecento, ma la forma attuale nasce con la legge 297 del 1982, che ha introdotto la formula del 13,5 e il meccanismo di rivalutazione legato all'inflazione. Dal 2007, con la riforma della previdenza complementare, i lavoratori scelgono se lasciare il TFR in azienda o destinarlo ai fondi pensione.

Una curiosità: il divisore 13,5 fa sì che la quota annua corrisponda a circa il 7,41% della retribuzione, poco più di una mensilità. E il famoso "75% dell'inflazione" fu pensato come compromesso: proteggere il potere d'acquisto del TFR senza indicizzarlo completamente. Nei periodi di inflazione a zero, la parte fissa dell'1,5% garantisce comunque una crescita minima.

Errori comuni da evitare

Il primo errore è considerare la stima come importo netto: alla liquidazione il TFR subisce la tassazione separata, quindi l'importo incassato sarà inferiore. Il secondo è usare la RAL attuale per tutta la carriera: gli stipendi crescono nel tempo, e il TFR si calcola sulle retribuzioni effettive di ogni anno.

Attenzione anche a dimenticare gli anticipi: se hai già richiesto un anticipo del TFR, va sottratto dal totale. Infine, chi ha destinato il TFR a un fondo pensione non deve usare questa formula: il montante dipende dai rendimenti del fondo, non dalla rivalutazione di legge. In tutti i casi di decisioni importanti, il conteggio ufficiale spetta al datore di lavoro o al consulente.

Applicazioni nella vita reale

Conoscere il proprio TFR stimato serve in molte decisioni: valutare l'anticipo per l'acquisto della casa o spese sanitarie, confrontare la convenienza tra TFR in azienda e fondo pensione, pianificare le finanze in vista di un cambio di lavoro o della pensione. È una somma che matura in silenzio, ma su una carriera intera può superare l'equivalente di due o tre anni di stipendio.

La stima è utile anche per verificare la coerenza dei conteggi ricevuti alla liquidazione: se il numero comunicato si discosta molto dall'ordine di grandezza atteso, è un buon motivo per chiedere il dettaglio del calcolo.